Review: Training per prevenzione delle cadute nelle persone anziane

Negli anziani le cadute e l’equilibrio instabile causano tassi di mortalità e morbilità elevati, oltre a contribuire sostanzialmente alla limitazione della mobilità e all'ingresso prematuro in residenze assistiti.

Molti studi hanno descritto l’epidemiologia delle cadute negli anziani in differenti contesti, i tassi variano in modo considerevole: quelli più bassi sono stati rilevati negli anziani che vivono in comunità, generalmente tra persone di 65 anni e oltre. La maggior parte di queste cadute non causa lesioni importanti, circa il 5% provoca una frattura o richiede il ricovero. I tassi di cadute e le complicazioni associate aumentano sensibilmente con l’età e raddoppiano nelle persone con più di 75 anni.

Il problema delle cadute nell'anziano:

  • Viene stimato che il 40-50% degli anziani che vivono in casa cade almeno una volta l’anno, si consideri l’enorme danno che esse portano sia a livello psicologico economico ma ovviamente assistenziale.
  • La maggior parte delle cadute sono legate alle malattie degenerative, neurologiche o dell’apparato muscolo-scheletrico.
  • In generale gli anziani cadono più facilmente con l’aumentare dell’età, ma è stato rilevato che le donne tendenzialmente cadono più frequentemente degli uomini.
  • Il 40-50% degli incidenti sono causati principalmente per fattori ambientali e personali.

Perché le cadute nell'anziano sono così frequenti:

  • L’invecchiamento provoca una riduzione delle funzioni dell’organismo, nello specifico risulta rallentata la capacità di prevenire ed eventualmente correggere squilibri sia in posizione statica sia durante i movimenti.
  • Altri apparati che incorrono in peggioramento con l’avanzamento dell’età sono la vista e l’udito, ma soprattutto l’apparato muscolo-scheletrico.
  • Quest’ultimo apparato è fondamentale perché la sua carenza rende meno sicura la deambulazione dell’anziano e più incerto il suo equilibrio.
  • Anche una dieta poco equilibrata influisce sulla frequenza delle cadute, infatti carenze di calcio e vitamina D associate ad un’attività fisica minimale posso causare sarcopenia e astenia muscolare.

Le conseguenze:

  • Il 5-6% di tutte le cadute comprendono una frattura ossea:
    • 58% femore,
    • 17% polso,
    • 6% omero;
  • Quella del femore è la più pericolosa non solamente per i rischi intrinseci dell’intervento, ma soprattutto per il periodo di immobilizzazione a cui è costretto il paziente.
  • Anche in assenza di fratture le cadute sono pericolosissime in quanto minano le sicurezze dell’anziano favorendo così il processo di auto isolamento portandolo a muoversi il meno possibile rendendolo sempre più fragile.

In questa review andremo ad investigare se un programma di intervento multi fattoriale, basato sul training dell’equilibrio e mobilità articolare può ridurre le cadute e gli infortuni correlati.

Anamnesi soggetti:

105 soggetti con più di 65 anni hanno preso parte a questo studio suddivisi in 3 gruppi:

  • Gruppo di controllo
  • Gruppo che ha aderito parzialmente al training pratico
  • Gruppo di studio


I presupposti per essere inclusi in questo studio sono di avere una storia clinica con due o più cadute nei 6 mesi precedenti e non avere patologie neurologiche.

Materiali e metodi:

I soggetti dopo aver riportato la loro storia clinica hanno eseguito un test sulle abilità cognitive ed un test sull’equilibrio percepito:

  • Il “Mini Mental Test” è un breve esame per valutare, senza pretesa di completezza ma con una certa affidabilità, lo stato neuro-cognitivo e funzionale di un paziente.
  • Il “Balance Self Perception Test” permette con un questionario di determinare lo stato di percezione dell’equilibrio del paziente.

Dopo aver compilato questi questionari i soggetti sono stati testate le abilità motorie dei soggetti attraverso il seguente protocollo:

  • Il “Berg Balance Scale” è un test che comprende l’esercitazione da parte del soggetto in 14 attività di vita quotidiana al fine di valutare l’abilità di restare in equilibrio, mobilità generale, sedersi e rialzarsi.
  • Il “Three Minutes Walk Test” permette di valutare la capacità di resistenza negli anziani di protrarre il l’attività del cammino; il test lo si esegue camminando ad una velocità libera ma costante.
  • Altri test di orientamento e mobilità nello spazio sono stati effettuati seguendo il protocollo di “Performance-Oriented Mobility Test”.

Alla fine della fase di valutazione iniziale è stato preparato un programma specifico e mirato al training dell’equilibrio e della mobilità generale essendo state le due abilità con i risultati più scadenti.

I soggetti oltre a eseguire un training guidato e controllato con i terapisti hanno eseguito degli esercizi a casa specifici per ogni deficit mostrato dai test valutativi.

Oltre a monitorare i risultati e le difficoltà incontrate nell’esecuzione degli esercizi a casa è stata monitorata costantemente anche la situazione di cadute (o quasi-cadute) avvenute durante tutta la durata del programma e per i 6 mesi successivi.

Risultati:

I risultati di questo programma di allenamento sono risultati molto positivi per i due gruppi che hanno eseguito parzialmente o completamente il programma di training.

Come si evince dalla tabella sia i risultati del test di equilibrio, qualità del passo e metri percorsi per i 3 minuti del test di endurance mostrano risultati significativamente differenti dal gruppo di controllo (P<.001).

Conclusioni:

Un programma di esercizi multidimensionale riduce drasticamente la probabilità di incorrere in cadute, anche nel caso di soggetti già caduti precedentemente.

La resistenza e qualità del cammino risulta decisamente incrementata, permettendo così al soggetto di mantenere al meglio la propria autonomia. I test del Balance dimostrano un deciso miglioramento.